Li ho raggiunti a Nashville, nella casa-studio di Henry Paul. Erano li da un paio di giorni, poco prima di Natale, per parlare del futuro degli Outlaws. Henry Paul e Monte Yoho, i due “fondatori” della band, gli unici ancora vivi. Li ho sentiti sereni. Henry è un uomo rilassato e pacato, vive a Nashville dove gestisce un suo importante studio di registrazione. Non è mai stato uno di quelli trascinati dall’onda del successo ed è un vulcano di idee: ha appena realizzato un cd con una sorta di dixie superband, Brothers of southland. Monte, che dopo anni a spasso negli Usa è tornato a vivere in Florida, a Orlando, è più estroverso, dinamico nella vita come sui tamburi. Hughie se n’è andato da circa tre mesi. La nostra conversazione non poteva che partire da li….WALTER GATTI - Purtroppo vorrei partire da quel tragico scorso settembre: come avete saputo della scomparsa di Hughie?
MONTE YOHO - La band era appena tornata da un weekend di show a Laughlin, nel Nevada. Avevamo una settimana di sosta e poi dovevamo tornare in pista per una serie di concerti nella west coast dove gli Outlaws continuano ad essere amati. Era domenica e ho ricevuto una telefonata dal mio road manager, verso le 2 di notte. Mi diede la tragica notizia che Hughie si era spento. Ero completamente scioccato. Tutto quello che ho potuto fare è stato pensare alle altre due telefonate che ho ricevuto alcuni anni fa dal mio amico Henry Paul che mi diceva delle morti di Billy Jones e di Frank O’Keefe. Non ci potevo credere e devo dire che sono ancora abbastanza sotto chock.
HENRY PAUL - E Monte ha fatto con me la stessa cosa che avevo fatto con lui 12 anni fa: mi ha chiamato al telefono. Purtroppo è andata così….
WG - Avete vissuto insieme a Thomasson anni intensi: cosa ricordate dei giorni più belli?
HENRY PAUL -Ti racconto solo una cosa: Hughie e io tornavamo da una serata in un club una sera del 1973. Lui stava guidando l’auto di suo fratello, una velocissima Dodge Road Runner e avevamo le nostre ragazze in macchina con noi. A un certo punto abbiamo sbandato e siamo usciti di strada a oltre 100 miglia all’ora: se non siamo morti è stato un miracolo. Dopo quella notte l’ho soprannominato Hughie the stock car driver. Il nome flame stuck gli è rimasto per tanti anni da quella sera….
MONTE - Mi piace ricordarlo sempre presente, con quella sua chitarra fiammeggiante, diritto davanti a me, così come l’ho visto per così tanti anni. E mi ricorderò sempre il suo sguardo quando si girava verso di me sorridendo mentre mi diceva “pesta più forte che puoi, colpisci duro, molto duro…”.
WG - Ditemi qualcosa di Green grass and high tide…
MONTE - La canzone è nata alla fine degli anni 60 come una sorta di tributo di Hughie agli eroi scomparsi del rock, Brian Jones, Jimy, Janis. E’ nata una sera dopo un party su una spiaggia e poi, negli anni successivi, più la suonavamo nei club e più la sistemavamo. Quando siamo andati a registrarla l’avevamo già suonata per 4 o 5 anni. Ha avuto molto tempo per crescere e stabilizzarsi. E poi la versione dal vivo ci sembrava che sviluppasse ogni anno, diventasse sempre meglio. Purtroppo con la scomparsa di Billy e Frank, di Ronnie Van Zandt, di Allen Collins, di Steve Gaines e di Toy Caldwell è diventata un nostro tributo a tutti questi amici scomparsi….
WG - Mi viene subito in mente Billy Jones: raccontatemi di lui…
MONTE - Vorrei parlarti del giorno in cui l’ho incontrato. Stavo facendo l’autostop per tornare a casa dall’Atlanta pop festivla del 1968 quando una Chevy Camaro nuova di zecca si ferma per darmi un passaggio. Era Billy e da quel momento in avanti ho avuto un amico fraterno e un compagno di band.
HENRY - Billy era un musicista completo, sensibile e di talento eccezionale. Ho sempre pensato che Bill fosse il musicista che teneva insieme la band, l’unico a fare il miracolo.
WG - Nel 1976 avete girato l’Europa con un tour colossale con Who e Little Feat….
MONTE - Quel tour è stato un’avventura surreale. Ero circondato da alcuni dei miei eroi, sia negli Who che nei LF. Inoltre era la prima volta che andavamo in Europa. Oltre a dividere il palco con questi mostri sacri in stadi giganteschi, abbiamo avuto la possibilità di conoscerli bene. Abbiamo trascorso molte serate i giro per le città con i membri delle band. Mi ricordo soprattutto una cena-party in un ristorante greco a Londra con Keith Moon al suo meglio. Andò a sbattaere con la sua Rolls sull’ingresso del locale, vestito da cameriere, rovescinado una bottiglia di vino in testa di un altro cliente e distruggendo ogni piatto che passava nelle sue mani. E soprattutto: la possibilità di vedere live Who e Little feat ogni sera. Che autentico tour….!!
WG - Parliamo un po’ dei “nuovi Outlaws”: quali sono i progetti sulla band?
MONTE - Proprio in questi giorni io e Henry stiamo cercando di dare nuova stabilità alla band e stiamo cercando di realizzare un timing per i nuovi pezzi per registrarli durante il 2008. Io credo che il nostro focus sia creare nuova musica e creare uno show così vero ed elettrizzante come era nel 1975.
HENRY - In realtà ho già scritto parecchie canzoni per il nuovo album e abbiamo messo a punto i progetti per realizzare il tutto. Nella band ci saremo io e Monte e con noi Chris Anderson e Billy Crain alle chitarre, Brett Cartwright al basso e Jon Coleman alle tastiere. Credo che il disco sarà pronto nella seconda parte del 2008.
WG - Henry, so che stai anche lavorando ad un nuovo album con i tuoi Blackhawk
HENRY: Non ci sto più lavorando perché è già pronto e dovrebbe uscire entro primavera. Inoltre nel 2008 abbiamo molte date già fissate per la tournee e usciremo a fine 2008 con un disco live. Insomma sarà un anno piuttosto intenso.
WG - Monte mi vuoi dire qualcosa dei tuoi progetti fuori dagli Outlaws? Stai ancora lavorando con Cedric & the Cajun connection?
MONTE - La risposta è un sonoro “si!”. Io mi consulto con Cedric per ogni idea musicale che ho in mente e lui fa altrettanto con me. So che Cedric è stato per tutta l’estate in area New Orleans, a partire dall’Heritage e ora ha dei programmi per un nuovo disco nel 2008, quindi lo raggiungerò nel Missouri e metteremo a punto la cosa.
WG - Che musica ascoltate oggi?
HENRY - Mi piace molto ascoltare la musica dei nativi americani e la musica celtica e irlandese. Poi mi piacciono alcune cantautrici, soprattutto Shawn Colvin.
MONTE - Io invece ascolto di tutto. Mi piace il country, il rock e persino un po’ di jazz. Mia moglie è una musicista di musical così ho imparato anche ad apprezzare certe cose di Broadway e soprattutto mi ha aperto le orecchie a uscire dal gusto di un solo genere.
WG - Avete attraversato da protagonisti 4 decenni di rock: cosa provate ora quando… “look back” agli anni d’oro del southern?
MONTE - Io ho amato visceralmente gli anni ‘70. I ‘60 sono stati gli anni in cui ho imparato, la vita, la cultura, la musica. Nei 70 ho capito che ero pronto a restituire quello che avevo imparato con il un mio stile e finalmente con la chanche di fare la musica che volevo fare. Gli 80 hanno portato dei cambiamenti drammatici, mi han fatto sentire perso…
HENRY - Credo che la nostra epoca d’oro sia stata dal ‘69, dall’esplosione della Allman Brothers band alla fine dei ‘70, con la registrazione di Hurry sundown…