Lo scorso anno sua immensità Dickey Betts ha girato gli States per tutto l’anno a declamare il proprio verbo musicale. Concerti in cui ha ritrovato spirito, forma fisica, convinzione, serenità, grazie a quel pubblico caldo che gli ha sempre perdonato tutto e ancor di più. Pubblico in grado di dimenticare quel che Gregg Allman, Butch Trucks e Jaimoe ormai non han più forza e intenzione di mandare nel dimenticatoio, motivo per cui nel 2006 scorrazzavano tra Atlanta e Ne York, tra SanFrancisco e New Orleans “due Allman brothers show”. Il primo, quello con il marchio ufficiale, il secondo quello con Betts e compagni. Una sorta di sfida a distanza, con Gregg e Dickey sempre non-comunicanti tra loro.
Il senso della sfida è un po’ l’humus dei concerti 2006 di Dickey Betts con i Great Southern ma è anche il terreno fertile da cui cresce l’albero dell’OFFICIAL BOOTLEG, appena uscito sul mercato, circa 110 minuti di puro southern sound. Ovvio che il confronto del disco – suono, scaletta, emozioni – è con l’Allman brothers “istituzionale”. A partire dalla band: un plotone di musicisti con tre chitarristi e due batteristi, per creare un suono che (per forza di cose) non può essere così dissimile da quello di Gregg e soci. E poi la scaletta, impressionante, 10 pezzi da leggenda. Come se Dickey, 64 anni nel prossimo dicembre, avesse voluto dire “se ci fossi ancora io, il disco live dell’ABB avrebbe questi pezzi”.
Dunque la scaletta, vediamola: HIGH FALLS (15 minuti), SEVEN TURNS, canzone perfetta, è proposta finalmente in modo diretto ed emozionante (non indecisa come nel pessimo live Peakin’ at the Beacon), BLUE SKY ha lo stesso intro già visto nel Dvd Live from the Rock and Roll Hall of Fame registrato due anni fa a Cleveland. Chilometrica (addirittura 31 minuti….) è IN MEMORY OF ELIZABETH REED, mai (almeno per il sottoscritto) sentita con questo impatto. Qui i tre chitarristi – ricordiamo che oggi i Great Southern comprendono Andy Aledort (che ha sostituito Dan Toler) e il figlio di Dickey, Duane Betts; tutti e tre all’opera con Gibson… – decidono di farci sognare oltre il possibile, tra fraseggi, inseguimenti, duetti e citazioni (pure Jimi Hendrix….). Il secondo cd è un compendio: WHERE I ALL BEGINS, SOUTHBOUND(micidiale), NO ONE TO RUN, JESSICA (“solo” 11 minuti) e RAMBLIN’ MAN.
Band pulita ed encomiabile, senza sbavature (ampliata rispetto al già citato Dvd di Cleveland), con Mike Kach sempre pulito alle tastiere (lo ricordiamo sia con i Double trouble che nell’ultimo tour degli Highwaymen, vale a dire Willie Nelson, Johnny Cash, Kris Kristofferson e Wylan Jennings), l’ottimo Frankie Lombardi alla batteria. Aledort, Duane Betts e Dickey confezionano un chitarrismo splendido, forzando sui toni country-blues e sui colori psichedelici laddove i pezzi lasciano spazio alle improvvisazioni.
Insomma disco da brividi, emozionante. Per chi ama alla follia Betts e tutta la vicenda Allman, c’è la soddisfazione di un disco “misurato”, in cui Dickey vuol dimostrare le sue qualità e ci riesce, a differenza di dischi – si pensi a Let’s get together – troppo pieni di alti e bassi e di voglia di confronto-scontro.
Si rimargineranno le ferite? Chi lo sa. Di certo dall’altra parte della barricata Warren Haynes e Derek Trucks stanno macinando troppo affiatati per prevedere un cambiamento di line up. Comunque vada Dickey ha ritrovato serenità. Pare che l’alcool e gli acidi siano meno presenti e che le vicende di famiglia siano più tranquille. Bentornato Dickey. Ora aspettiamo un disco di studio che valga il tuo nome…
DICKEY BETTS AND THE GREAT SOUTHERN
THE OFFICIAL BOOTLEG (Evangeline Records 2007)
My opinion:
great album, don’t loose it… 4 dixie flag ![]()
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indubbiamente”dickey betts and the great southerner”è un ottimo album,ma io preferisco ancora di più “let’s get together”.tombstone eyes,call me anytime e dona maria sono dei pezzi semplicemente stupendi.dickey betts con una chitarra in mano è sempre uno schianto,e la sua band è all’altezza della situazione.