Nella lista dei miei chitarristi preferiti (southern o no, non importa), Toy Caldwell occupa un posto speciale. Credo di preferirlo a chiunque altro in certi momenti o per certe interpretazioni. Tra qualche settimana avrebbe compiuto sessant’anni (il 13 novembre). Ne aveva poco più di venti quando era stato spedito da Spartanburg al Vietnam a combattere e aveva dovuto lasciare le sue prime band, assemblate con il fratello Tommy e con George McCrockle. Nel 70 mette insieme il gruppo “definitivo”, con Doug Gray, Jerry Eubanks, Paul Riddle e gli altri. Il nome della band lo prendono da un pianista non vedente di colore, che suonicchiava dalle loro parti e si faceva chiamare, appunto, Marshall Tucker. Da lì in poi Toy scrive le pagine migliori di una delle più trascinanti band della storia. Poi, dopo la morte di brother Tommy (1989), Toy decide di lasciare tutto, se ne torna a casa da Abbie e dai figli Cassady e Geneal, per poi mettere insieme la sua Toy Caldwell Band e registrare uno stupendo Son of the south e un Live favoloso. Questo fino a quel maledetto infarto che se l’è portato via il 25 febbraio del 1993.
Toy era un pianeta chitarristico sconosciuto. Suonava le sue Gibson (rarissimo vederlo con una Fender) con uno stile western molto particolare, usando il pollice (mai il plettro) sia per le ritmiche che per i solisti. Aveva uno spettro di variazioni a disposizione estremamente vario e un uso dei bicordi fantasioso e innovativo. Ma soprattutto aveva un senso entusiasmante del ritmo e della jam. Risentirlo e rivederlo alle prese con le versioni live di Ramblin’ on my mind (Where we belong e Live on Long Island e nel DVD Live from garden state) è un piacere viscerale, come pure sentirlo nel lavoro di studio su This ol’ cowboy e su Hard ride, oppure nelle mille versioni di 24 hours a time e Take the highway. E su tutti questi tiotoli si ergono le variazioni di Everyday i had the blues (che va a sperimentare le diverse possibilità del blues, anche grazie a una delle sezioni ritmiche più quadrate e affiatate che abbiano mai calcato un palco…) e la semplicità di Can’t you see, tre accordi per entrare nella storia del rock. Per me Toy è uno degli immortali. Non l’ho mai visto (di persona) live, cruccio tremendo. E’ un mio mito. Per sempre.
Un grande chitarrista, l’uso del pollice al posto del plettro e la gran fantasia nell’interpretare blues (swingato) e country hanno portato Toy nella storia dei grandi.
Nel DVD Live from Garden state lo si può vedere all’opera, peccato che la cattiva regia non è stata subito pronta ad evitare i frequenti “impallamenti” che la buon’anima di G. McCorkle dispensava in continuazione.
Caro Max, Toy è insuperabile. Anche stamane arrivavo al lavoro con in auto Stoompin’ room only e restavo ancora una volta stupefatto per la quantità di variazioni assolutamente free che la band era in grado di esprimere. Non parlo di Ramblin (la versione è la stessa di Manchester che c’è su Where we belong), ma di Take the highway o di Searching for a rainbow. Si capisce che (agli inizi) dopo un po’ nessuno li voleva più come opening act: dopo i loro 60minuti, entrare sul palco doveva essere veramente difficile….
RAGAZZI NON RIESCO ASSOLUTAMENTE A TROVARE IL CD DI TOY
“SON OF SOUTH” QUALCUNO PUO’ AIUTARMI????
ciao,
prova da carù dischi piazza garibaldi 6 – gallarate va,tel.0331791077-email:dischi@caru.com-sito web:www.caru.com.
Alla peggio puoi sempre scaricarli da emule.
ciao & buonascolto.
nella mia personalissima classifica dei migliori chitarristi di southern rock toy caldwell è secondo al solo hugie thomasson.poi ci sono tutta una serie di formidabili chitarristi( gary rossington e allen collins,ricky medlocke ,warren haynes e duane allman,,rusty burns,billy gibbons,dave hlubeck,henry paul e chi più ne ha più ne metta