SOUTHERNBANDS: ALLMAN BROTHERS BAND
Novembre 12, 2007 di southlanditaly
Quando ne parlo con qualcuno che non li conosce li definisco “la più grande rockband della storia”. I miei figli non ne possono più di ascoltarli. Mia moglie ne è gelosa. Questi tre elementi sono sufficienti per definire non la ABB, ma il suo posto nella mia esistenza mortale. E’ il gruppo da cui nasce tutto il mondo southern, per lo meno quello più pscichedelico. Blues, soul, country, jam: ABB significa tutto questo, ma soprattutto significa la nascita di un sound profondamente ancorato nelle radici di un mondo che non è New York o Los Angeles. Quando sono andato alla Big House di Macon (e grazie al mio amico fotografo Leo che mi ha sopportato immortalando tutto ciò che si poteva) mi sono accorto di quanto tutto si fosse mosso da un buco di paese: la città delle rose, la chiamano, bella, certo, ma con quattro case e quattro gatti a più di un’ora da Atlanta. La “nascita” della band per molti – me compreso – è coincisa con l’ascolto di Live at Fillmore east e (poi) con la presenza di Duane in Layla. Poi le due tragedia, prima Duane, poi Berry Oakley. La decisione di continuare porta ai dischi successivi, con l’ottimo Brothers and sisters, il mediocre Win loose or draw (che comunque contiene High falls). Nel frattempo Dickey Betts metteva insieme i Great Southern e Gregg (classe 1947) incideva I’m no angel. Poi son venuti i casini: tanta, troppa droga pesante, Dickey incontrollabile, i litigi, le denunce, la fine (apparente). E poi, l’inattesa resurrezione. Ricordo quando ho sentito Seven turns: la rinascita, grazie a Warren Haynes (classe 1960) e Allen Woody. I due dischi dal vivo, An evening with the ABB (vol 1 e 2) sono strepitosi, e contengono una scaletta in cui i pezzi recenti (Soulshine, No one to run with, Back we’re it all begins….) reggono ampiamente il confronto con il passato. Gli ultimi anni han portato alla fuoriuscita di Dickey e all’ingresso stabile di Derek Trucks nella line up, con Oteil Burbridge al posto di Allen (scomparso nel 2000). La storia va avanti con gli Istant live, ricchi di cover inattese (da The Weight a Sweet home Alabama….), ma ne parleremo altrove. L’ultimo album di studio, Hittin the note, è superbo, con almeno un capolavoro, Desdemona.
Discografia (giudico solo quel che conosco) The Allman Brothers Band (1969) 5 DIXIEFLAG IMPERDIBILE
Idlewild south (1970) 5 DIXIEFLAG IMPERDIBILE
At Fillmore East (1971) 5 DIXIEFLAG IMPERDIBILE
Eat a peach (1972) 5 DIXIEFLAG IMPERDIBILE
Brothers and sisters (1973) 4 DIXIEFLAG
Win, Lose or Draw (1975) 2 DIXIEFLAG
Wipe the windows, check the oil, dollar gas (1976) 3 DIXIEFLAG
Elinghtened rogues (1979) 2 DIXIEFLAG
Reach for the sky (1980) 2 DIXIEFLAG
Brothers of the road (1981) 2 DIXIEFLAG
Seven turns (1990) 4 DIXIEFLAG
Shades of two world (1991) 3 DIXIEFLAG
An evening with, first set (1992) 5 DIXIEFLAG IMPERDIBILE
Live Unplugged (1992) 4 DIXIEFLAG
Where it all begins (1994) 5 DIXIEFLAG IMPERDIBILE
An evening with, second Set (1995) 5 DIXIEFLAG IMPERDIBILE
Peakin’ at the Beacon (2000) 1 DIXIEFLAG (IL PEGGIORE)
Hittin the note (2003) 4 DIXIEFLAG
One way out (2004) 4 DIXIEFLAG
Concordo su quasi tutto ma, a mio avviso, gli Allman senza D.Betts non sono la stessa cosa. La mano del grande Haines si sente eccome, coadiuvato dal ragazzino terribile( D.T) ma sono lontani, molto lontani ,da quella band che esordì con quel live strepitoso e dalla slide di Duane.
massimo, bella domanda: ABB ora e ABB dei tempi d’oro. A me personalmente è piaciuta moltissimo la band del periodo DICEKY-WARREN, era una band fantastica (è anche l’unica che ho visto, al beacon theatre nel 1992). Quella attuale mi pare proprio “in palla” se pensi che a un certo punto, nella ridda di chitarristi “in prova” era pure passato Zakk Wilde, il chitarrista di Ozzy Osbourne. Ottimo strumentista, ma che con il mondo allmaniano c’entra proprio per niente…..
X South
quando uscì Seven Turns ritrovai gli Allman che avevo amato nei 70, oggi sono una creatura di Warren, rimane solo al splendida voce di Gregg che ricorda quei tempi…..
Elinghtened rogues non era poi così malaccio… è stato il mio primo ABB…. ma perché il live del 2000 è così orribile? non l’ho mai sentito
Io sono “cresciuto” sul Live at Fillmore East, Duane è da sempre uno dei miei chitarristi preferiti e Barry uno dei miei bassisti preferiti. Il Live è un disco su cui ho passato ore su ore, ho consumato il vinile. Il primo periodo resta per me (magari anche solo per questioni “sentimentali”
insuperato e insuperabile.
Però, ho scoperto solo da poco la produzione recente. La mia discografia si fermava a “enlightened rogues”, che non reggeva il paragone con i precedenti (escluso l’insipido “win lose or draw”). Il periodo con Haynes tutto sommato non mi dispiace affatto.
Adesso in macchina giro il cd del live del 2004, con il “giovane” Trucks. Niente male anche questo ultimissimo corso: questa ultima formazione, pur senza Betts, esprime una sua personalità.
Last but not least: bello il blog!
PAOLO: Peakin’ è un disco realizzato per doveri di contratto. E’ uscito con una scelta del materiale del periodo peggiore, quello della impossibile convivenza tra Betts e Gregg, con Derek che era diventato l’oggetto delle bizze di Dickey. Risultato: anche Seven turns (magnifica) è inascoltabile….