Quando uno della vita scrive Sweet home Alabama…. beh, poi può anche vivere di rendita. Non so se questo è ciò che ha pensato Ed King quando nel 1976 ha lasciato i Lynyrd Skynyrd, fatto sta che a un certo punto, stanco di sbronze e risse, “l’uomo dell’intro più famosa del mondo” (forse insieme a Smoke on the water) ha mollato tutto. La cosa gli ha portato bene, almeno perché gli ha evitato di essere sul Convair il 17 ottobre del 1977. Poi è rientrato per il Tribute tour, ma ancora altre liti l’han fatto decidere di lasciar perdere il tutto. Oggi Ed King se la gode a casa sua. Siamo riusciti a contattarlo e a “farlo parlare”. Il tira e molla e stato lungo, “sono molto impegnato”, ma ne è valsa la pena. Il personaggio è difficilotto e ben pepato: in tutta l’intervista l’unico della band che abbia chiamato per nome è Ronnie, gli altri solo per cognome. A dimostrare che con i vecchi compagni non c’è assolutamente feeling. Scriveteci il vostro parere….
Walter Gatti – Ciao Ed: tu sei l’autore con Ronnie Van Zandt di alcune canzoni “eterne”, Sweet home Alabama, Whisky rock’n’roller, Saturday night special… Dimmi come nascevano le canzoni tra di voi…
Ed King – Credo di aver scritto 10 canzoni con Ronnie Van Zandt. Per nessuna di esse abbiamo lavorato più di 30minuti. Il metodo di lavoro con Ronnie era questo: tu afferri al volo l’idea di un giro di chitarra, una intro, un riff, un ritornello. Se a Ronnie piaceva, voleva sentirlo ancora, e ancora, e ancora… Lui non ha mai scritto nulla a penna, mai due parole su un foglio di carta: aveva tutto in testa. Una volta che aveva afferrato una strofa e un ritornello e che te l’aveva cantata sapevi che avevi in mano una nuova canzone.
WG – Cosa ricordi della nascita di Sweet home Alabama?
EK – Quel giorno sono arrivato in sala di registrazione un po’ tardi. Al mio arrivo Gary stava suonando questo giro di chitarra – non il giro di apertura, ma quello che puoi sentire dietro il secondo versetto. Io ho preso la mia Stratocaster e ho sovrapposto il mio riff al suo e quello divenne il giro che conosciamo tutti. Non ci crederai, ma quello era il mio primo giorno di registrazioni come chitarrista: ero appena stato licenziato come bassista…
WG – Sono tracorsi 30 anni dal tragico ottobre 1977. Cosa ricordi di quei giorni?
EK – Purtroppo sono sempre stato convinto che la storia degli Skynyrd sarebbe finita male. Ma non voglio parlarne. Dico solo una cosa: quando ero nella band, noi odiavamo volare…
WG – Che tipo di rapporto avevi con Ronnie?
EK – Quando Ronnie era sobrio, era fantastico stare con lui, era piacevole. Le ultime quattro settimane che ho trascorso con la band, lui le ha trascorse bevendo costantemente, da mattina a sera. Ma la cosa che voglio ricordare di più su di lui, è che lui scriveva canzoni nello stesso modo in cui io ora sto parlando ora con te, accadeva tutto in molto semplice, molto famigliare, quasi naturale. Noi siamo andati a pescare insieme 3 volte in quegli anni e tutto era facile, amichevole, da ricordare. Peccato che quando andavamo a pescare non mi portavo dietro una chitarra, altrimenti chissà cosa ne sarebbe uscito….
WG – E’ stato molto bello rivederti nella band per la reunion dell’87. Perché la cosa non è proseguita?
EK – Sono ritornato nella band per il Tribute tour dell’87, su richiesta di Rossington. Sono rimasto finchè avevo la speranza di produrre qualcosa di valido e di nuovo. Mi ero sbagliato, non ne è venuto nulla di buono. Attualmente non sono più in contatto con Rossington o Powell
WG – Chi ha influenzato di più il tuo stile chitarristico?
EK – Agli inizi mi hanno influenzato molto James Burton, Lonnie Mack e Duane Eddy. Poi Pete Townshend e Duane Allman.
WG – Pensi che il Southern rock sia ancora vivo?
EK – Io credo che questa definizione sia da conservare per quel periodo speciale del rock tra gli anni 70 e 80.
WG – Sei un fenderiano di ferro: cosa ti lega a quella chitarra?
EK – Suono principalmente Stratocaster. E sai perché? Perché tu non puoi suonare Sweet home Alabama su nessun altra chitarra. Semplicemente non avrebbe il suono corretto.
WG – Hai dei progetti musicali attuali?
EK – No. Quando mi viene voglia suono. Ho vecchi amici con cui posso in ogni momento organizzare qualcosa. Ma solo se ho voglia e mi diverte.
WG – Puoi farmi un ritratto di Ed King nella “sua vita quotidiana”?
EK – Odio la politica. Non ascolto alla radio altro che Talk Radio. Mi piace Sirius satellite radio, soprattutto per i canali musicali in cui trasmettono musica anni 50, 60 e 70. Non mi interessa la musica più recente. Sono stato lontano dal rockbusiness per 12 anni e mi piace da morire non dover essere da qualche parte per forza, come una rockstar che deve essere ovunque e in ogni momento per tenere alto il livello del proprio business. Sono Ed King e sono libero come un uccello, free as a bird…
very coolinterview! a true legend…..
dovevi chiedergli cosa ne pensa di neil young però…
A dire il vero volevo chiedergli di raccontarmi un po’ meglio perché lui e Rossington si stanno così sulle palle, ma ho evitato perché secondo me Ed è il tipo che ti sbatte il telefono in faccia….
Bellissima intervista, grazie sei stato bravissimo. Ed King?
Ausburg febbraio 1992, vederlo dal vivo fu fantastico quel riff originale sentito dal vivo è indescrivibile, un tocco unico.